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Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin»
Bambini figli di migranti con bisogni speciali. Studio di antropologia pedagogica
Educazione speciale e inclusione (17)

Bambini figli di migranti con bisogni speciali. Studio di antropologia pedagogica

Anno di inizio : 2006

Responsabile : Alain Goussot

Enti : 5

Centri di Ricerca : 1

Descrizione

La ricerca si sta articolando in due fasi:

Fase 1:  la somministrazione di un questionario a tutti gli insegnanti curriculari e specializzati su competenze, conoscenze , rappresentazioni (rispetto alla disabilità e all’immigrazione) , esperienze didattiche e pedagogiche, rete e rapporti con le famiglie. Interviste qualitative con gli insegnanti curriculari coordinatori delle classi  e gli insegnanti specializzati (o di sostegno): le interviste portano sui vissuti degli insegnanti , la loro esperienza nella relazione didattica ed educativa con gli alunni figli di migranti con bisogni speciali, sul transfert e contro-transfert pedagogico. Sono previsti anche dei colloqui con le famiglie di questi alunni: il nodo famiglia appare come una delle grosse criticità attuale. Uno degli indicatori qualificanti di progetti educativi per l’integrazione è sicuramente la collaborazione che si viene a creare tra scuola, famiglie e servizi. E’ quindi importante comprendere qual è il punto di vista delle famiglie e come coinvolgerle nella gestione del progetto educativo accogliendo il loro contributo come una risorsa. Parallelamente a questo lavoro d’indagine sulle rappresentazioni e i vissuti degli insegnanti e delle famiglie la nostra ricerca sta predisponendo la costruzione di vere Monografie di bambini integrando il punto di vista degli insegnanti, della famiglia , degli operatori dei servizi e degli stessi bambini. Per questi ultimi si stanno attivando momenti di osservazione di alcune attività didattiche nelle classi dove sono inseriti gli alunni figli di migranti individuati come campione della ricerca: questo lavoro di osservazione va ad integrare le informazioni raccolte dalle interviste, i colloqui e la documentazione fornita dalla diagnosi funzionale, il profilo dinamico funzionale e il piano educativo individualizzato. Le Monografie servono a cogliere quali attività svolgono i bambini nella classe, con quali mediazioni, in che misura si crea una rete cooperativa all’interno del gruppo classe, come funziona l’aiuto-reciproco tra pari, quale collaborazione effettiva vi è tra l’insegnante curriculare e l’insegnante specializzato o di sostegno , se intervengono altre figure professionali per favorire i processi comunicativi in classe ed educare tutti ad accogliere le differenze (mediatori culturali, educatori specializzati, operatori socio-sanitari o operatori della riabilitazione).

Fase2: questa fase è quella sperimentale che vuole indagare le modalità dell'inserimento e di apprendimento nei gruppi classe e nelle classi mediante un lavoro di osservazione diretta attraverso delle attività strutturate. Questa fase prevede la sperimentazione di attività e di laboratori che sappiano utilizzare i giochi educativi , organizzare spazi , laboratori didattici  per comprendere come funzionano i processi di apprendimento e quali strategie operative possono favorire il superamento delle difficoltà e l’eliminazione delle barriere. Si parte dalla constatazione emersa in numerosi incontri con gli insegnanti che vi è una questione aperta legata all’apprendimento della lingua italiana che, nel caso dell’alunno figlio di migrante, non è solo l’apprendimento di una seconda e talvolta di una terza lingua. Ma costituisce una esperienza del processo di definizione transculturale del proprio sé nel passaggio dalla terra di origine all'Italia oppure nella gestione della propria costruzione meticcia in quanto si trova a cavallo su almeno due universi linguistico- culturale: la famiglia di origine e la scuola. Si pensa di costruire con gli insegnanti le condizioni per la realizzazione di attività educative e didattiche che possono permetterci di comprendere quali differenze esistono tra un gruppo sperimentale che comprende un numero significativo di alunni e alunne figli e figlie di migranti ; di alunni e alunne con disabilità e difficoltà di apprendimento e un gruppo di controllo composta essenzialmente da alunne e alunni italiani e dove non riscontrano grosse difficoltà. Sono state scelte due classi nella scuola primaria e due nella scuola secondaria di primo grado; sia al gruppo sperimentale che a quello di controllo verranno somministrati test simili e verranno proposte le medesime attività. Si tratta di comprendere quali strategie mettono in atto i bambini con difficoltà e bisogni speciali per apprendere e quali pratiche didattiche e approcci pedagogici usano gli insegnanti per facilitare gli apprendimenti e favorire l'inclusione. Interessa comprendere come funzionano le varie tecniche di mediazione pedagogica e culturale nella costruzione di processi comunicativi facilitanti per la socializzazione, l'incontro e l'apprendimento: qui si colloca anche il discorso legato alle modalità dell'accoglienza a scuola, nelle classi e la sua organizzazione tecnica e pedagogica. L'insieme del lavoro verrà restituito al mondo della scuola e degli operatori dei servizi coinvolti in questa ricerca.
Sono anche previste una serie d-interviste a diverse famiglie immigrate con bambini disabili in diversi territori (Pescara e Bologna).

Tipo di attività

Ricerca sperimentale

Tipo progetto

Ricerca istituzionale

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