Dipartimento di Scienze dell’Educazione

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Persone - Temi di Ricerca

Laura Cavana

Professoressa Alma Mater
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Bologna, Italia

Progetti: 6

Settore Scientifico Disciplinare: M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

93Dipendente

Le attività di tipo scientifico e didattico da me svolte presso l'Alma Mater - Università di Bologna, rinviano ai seguenti tre principali e caratterizzanti campi di interesse, maturati, approfonditi e sviluppati all'interno della prospettiva teoretica e prassica della pedagogia fenomenologica di P. Bertolini, del quale sono stata allieva e collaboratrice: 1) epistemologia e pedagogia; 2) il consumo di droghe come esperienza giovanile e di massa; 3) il contributo pedagogico delle concezioni orientali (buddhismo, taoismo e zen), declinato, in particolare, sui pricipali temi dell'educazione degli adulti, dell'educazione permanente, dell'autoformazione.

Le aree di ricerca, che caratterizzano la mia attività
di studio, hanno come oggetto privilegiato e come filo
conduttore principale il tema della “dialettica
autonomia-dipendenza” intesa da un punto di vista
pedagogico/educativo. il suo impianto teorico e
metodologico-operativo si sviluppa a partire da una attenta
riflessione dei concetti di autonomia e di dipendenza, che rinviano
teoreticamente, ma soprattutto semanticamente, ai concetti di
libertà e necessità. Tali termini hanno rappresentato, specie nel
passato, una delle principali “antinomie” su cui il discorso
pedagogico è stato impostato e portato avanti; pertanto, essi
rappresentano un passo obbligato tanto in relazione ad ipotesi
connesse alla rieducazione, quanto in relazione ad ipotesi
riguardanti i processi educativi e preventivi in genere.
Questo insieme di problematiche apre un campo di
interesse molto ampio per il punto di vista pedagogico, che
rispetto alle mie ricerche chiama in causa alcune aree di
riflessione, in particolare esplicitate dalle loro linee
fondamentali e dalle parole chiave che le caratterizzano.
Queste verranno trattate alla luce del paradigma che caratterizza
la pedagogia fenomenologica che focalizza il suo sguardo sulla
soggettività umana, intesa tanto in rapporto con se stessa, quanto
in rapporto con l'altro/gli altri da sé. Una soggettività dunque
che è sempre intersoggettività. Particolarmente attenta alle
modalità e alle tonalità con le quali e attraverso le quali un
soggetto si rapporta al mondo materiale ed umano, e pertanto alle
attribuzioni di senso e di significato che sottostanno al suo
agire, la pedagogia fenomenologica, più che al comportamento in sé
e per sè si orienta verso lo studio delle motivazioni che
sottostanno al comportamento in esame, facendole risalire appunto
alla corretta o disfunzionale capacità soggettiva di significare il
mondo interno ed esterno. Tale prospettiva pedagogica, inaugurata
da Piero Bertolini intorno al 1950, interagisce col mondo
scientifico pedagogico ma non solo, attraverso due organi
pricipali: l'uno la rivista internazionale “Encyclopaideia”; l'altro il
“Centro Studi” oggi intitolato “Centro Studi Piero Bertolini”, che
ha promosso diverse attività di carattere nazionale e internazionale, di
carattere locale e/o di risonanza più estesa, a partire dai bisogni
istituzionali e non, interpretatati come urgenze e/o sfide
pedagogiche. Infine, le conoscenze acquisite in relazione ai
sopracitati temi di ricerca, hanno costituito e continuano a
costituire materiale di confronto e di utilizzo sul piano
didattico.
Nell’'anno 2009 la mia attività di ricerca si è focalizzata su un obiettivo in particolare: quello di costruire l’'impianto teorico e concettuale con il quale ho inteso caratterizzare l’'orizzonte interpretativo privilegiato sia dei temi in precedenza qui indicati, sia dei dati empirici raccolti e ad essi inerenti. Analizzerò comunque in un secondo momento tali dati. A tal fine ho cercato di muovermi su due direzioni principali: da un lato ho voluto fare emergere esplicitamente la centralità dell'’adulto e della sua funzione educativa nel rapporto adulto-bambino, poiché il bambino per il suo essere piccolo, debole, grazioso e privo di parola, è impensabile senza l’'adulto, principio di guida e di organizzazione del suo sviluppo e delle sue condotte. Dall’'altro lato ho individuato nella sintesi dialettica o dinamica dell'’antinomia “autonomia-dipendenza” l'emento spia, o variabile significativa, degli stili educativi adulti (agiti, nella fattispecie, dai genitori, dalle insegnanti, dalle educatrici) rilevati empiricamente in alcuni servizi per l’infanzia del Nord e del Sud d’Italia, mediante la somministrazione di interviste semistrutturate alle insegnanti e alle educatrici.
Come denotano le mie pubblicazioni in merito, tale riflessione ha messo in evidenza un disagio educativo adulto molto diffuso e quasi generalizzato, tanto all'’interno delle famiglie, quanto all’'interno della scuola nei suoi diversi ordini e gradi. In parte questo disagio, avvertito dagli adulti sia a livello emotivo ed emozionale sia a livello di intervento educativo concreto, pratico, è responsabile, a mio avviso, della crisi in cui attualmente si trova l’'educazione in genere; crisi che investe tutti gli ambiti, formali e informali, ai quali l'’educazione viene correlata. A mio avviso è importante che gli adulti prendano innanzitutto consapevolezza del loro disagio e da qui che si propongano di proseguire la loro formazione/autoformazione per riconquistare quella rilevante funzione di guida, di esempio e di testimonianza nei confronti delle giovani generazioni, da sempre attribuita a questa età della vita. E’' in questo senso che intendo parlare di “adulti significativi”.

Nell'anno 2010 la mia attività di ricerca si è declinata su due principali versanti: l'uno, già anticipato lo scorso anno come progetto, ha affrontato il tema del rapporto"autonomia-dipendenza"nell' educazione del bambino, a partire dall'analisi dei dati empirici raccolti in alcuni servizi per l'infanzia (nido e scuola materna) presenti in alcune città del nord e del sud d'Italia. L'altro, attinente a un tema nuovo, sia pure in relazione a un campo di interesse che da tempo caratterizza la mia storia di formazione e di ricerca, rinvia alla mia recente adesione al Centro Studi RES (Religione, Educazione, Società), che ha sede presso il Dipartimento di S. d. E. al quale afferisco. In esso presto particolare attenzione alle dinamiche che conducono adulti e/o giovani adulti alla conversione al Buddhismo inteso come religione. In riferimento a questa area tematica ho iniziato a raccogliere interviste in profondità, seguendo il metodo non direttivo dell'intervista. Se il primo di questi versanti appena evidenziati mette in luce alcuni bisogni formativi da parte degli adulti (nella fattispecie, genitori, educatori, insegnanti), il secondo mostra l'importanza che la dimensione religiosa, e più in generale "spirituale", ricopre in età adulta e nella ricerca di un senso esistenziale e valoriale. In entrambi i casi tuttavia, il richiamo all'ambito autoreferenziale della formazione in età adulta e a quello dell'educazione continua e/o permanente è chiaramente diretto e mostra tutta la sua rilevanza e peculiarità pedagogica. Lo documentano anche le mie pubblicazioni in proposito e quelle ancora in corso.      

Negli anni 2011 e 2012, la mia attenzione si è prevalentemente orientata, ancora in relazione ai sopraddetti temi, soprattutto sul versante della produzione scientifica, tanto come partecipazione a Convegni, quanto come pubblicazioni in volumi collettanei e in riviste.

In questi ultimi tempi, la dimensione autoreferenziale della formazione in età adulta si è riproposta con forza alla mia attenzione, conseguentemente alla persistenza di un profondo "disagio" educativo adulto e alla sua rilevanza pedagogica. Il tentativo di definire i tratti, mai definitivi ed esaurienti ma fluttuanti e solo caratterizzanti, che delineano la figura dell'adulto "guida", costituisce al momento il focus privilegiato della mia attività di ricerca, declinato sia sul versante delle professioni nel sociale, sia sul versante esistenziale. Il richiamo alla pedagogia fenomenologica, al buddhismo e allo zen come filosofie e stili di vita, alle pratiche dello yoga, della meditazione e dell'aikido, rappresenta ancora oggi il paradigma fondante sul quale si articola il mio percorso di ricerca e nella fattispecie quello relativo agli adulti. E' in questa direzione che vanno considerati i rapporti recentemente avviati con i colleghi giapponesi, dei quali ho parlato nel campo C.V. E ancora in questa direzione vanno considerati i rapporti recentemente avviati coi colleghi pedagogisti SIPED, docenti di Educazione degli adulti, presso le diverse sedi universitarie italiane.

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